Mobilità: spettano gli sgravi in caso di effettiva cessazione del rapporto di lavoro e di nuova assunzione

 

Di seguito un estratto dell'analisi della sentenza del 14 dicembre 2011, n. 26873:
 
E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 14 dicembre 2011, n. 26873, che ribadisce principi atti a prevenire operazioni di ottenimento di illecite decontribuzioni previdenziali: il riconoscimento dei benefici contributivi, previsti dall'art. 8, comma 4 della L. n. 223/1991 in favore delle imprese che assumono personale dipendente già licenziato a seguito di procedura di mobilità, presuppone che vengano accertate l'effettiva cessazione dell'originaria azienda e la nuova assunzione da parte di altra impresa in base a esigenze economiche effettivamente sussistenti.
 
Ne consegue che, ove l'azienda originaria, intesa nel suo complesso, abbia continuato o riprenda ad operare (non importando né se titolare sia lo stesso imprenditore o altro subentrante, né lo strumento negoziale attraverso il quale si sia verificata la cessione dell'azienda), la prosecuzione del rapporto di lavoro o la sua riattivazione presso la nuova impresa costituiscono non la manifestazione di una libera opzione del datore di lavoro, ma l'effetto di un preciso obbligo di legge, previsto dall'art. 2112 cod. civ., come tale non meritevole dei benefici della decontribuzione.
 
In base a questi principi, la Suprema Corte ha ritenuto insussistenti i suddetti presupposti per la concessione del beneficio nelle seguenti ipotesi:
  • di passaggio di personale a seguito della cessione di un ramo di azienda (fattispecie simile a quella trattata dalla sentenza in commento): è stato negato il beneficio contributivo perché l'imprenditore, lungi dal realizzare lo scopo della rioccupazione dei lavoratori in mobilità, che il beneficio intende incentivare, ha continuato ad occuparli nella medesima azienda, intesa in senso oggettivo, nonostante ne sia mutato il titolare (Cass. 8 marzo 2007, n. 5304);
  • quando tra l'impresa ammessa alla procedura di mobilità e quella che procede all'assunzione dei lavoratori licenziati sia intervenuto un contratto di affitto del complesso dei beni aziendali, idoneo a configurare un trasferimento di azienda che, ai sensi dell'art. 2112 cod. civ., importa la continuazione dei rapporti di lavoro con l'acquirente, "senza che rilevi il disposto dell'art. 47, comma quinto, della legge n. 428 del 1990, che, nell'escludere l'applicabilità dell'art. 2112 cod. civ. in caso di trasferimento di azienda in crisi, disciplina la posizione contrattuale dei lavoratori nel passaggio alla nuova impresa, senza aver riguardo agli aspetti contributivi" (Cass. 3 agosto 2007, n. 17071);
  • quando la prosecuzione del rapporto di lavoro o la sua riattivazione presso la nuova impresa costituiscono non la manifestazione di una libera scelta del datore di lavoro, bensì l'effetto di un obbligo previsto dalla legge, come tale non meritevole del beneficio della riduzione contributiva (Cass. 4 luglio 2007, n. 15041);
  • di trasferimento, trasformazione o fusione di aziende, nelle quali si verifichi il mero passaggio di personale alla nuova impresa senza che il numero complessivo dei lavoratori occupati risulti aumentato (Cass. 7 maggio 2004, n. 8742). 

Di notevole interesse sono le pronunce della Suprema Corte sull'ulteriore circostanza, prevista dall'art. 8, comma 4 bis citato, la cui presenza impedisce il riconoscimento dei benefici contributivi: si tratta dell'assunzione di personale da parte di un soggetto che presenta un assetto proprietario sostanzialmente coincidente con quello dell'impresa con la quale il rapporto di lavoro è cessato ovvero abbia con questa un rapporto di collegamento o controllo.

Qui puoi trovare l'analisi completa della sentenza del 14 dicembre 2011, n. 26873: clicca qui 

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studio-acerbi

1 Comments
  1. 10/02/2012 at 12:18
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