28/11/2012 – Pignoramento senza limiti se lo stipendio è versato nel conto corrente

La Cassazione ha affermato che qualora le somme dovute per crediti di lavoro siano già affluite sul conto corrente o sul deposito bancario del debitore esecutato non si applicano le limitazioni al pignoramento previste dall’art. 545 cod. proc. civ.

 

Un conto corrente variamente movimentato non è qualificabile come di mero appoggio delle sole retribuzioni per cui tutto ciò che vi viene accreditato, nel momento stesso dell’acquisizione della relativa disponibilità da parte del titolare, è destinato a confondersi con le altre somme già depositate, e, quindi, diventa irrilevante il titolo dell’annotazione, per effetto dell’accredito sul conto corrente stesso.

 

Stante quanto sopra, la Cassazione, con sentenza n. 17178 del 9.10.2012 ha ritenuto che qualora le somme dovute per crediti di lavoro siano già affluite sul conto corrente o sul deposito bancario del debitore esecutato non si applicano le limitazioni al pignoramento previste dall’art. 545 c.p.c.

 

D’altra parte, la suddetta norma, quando prevede la possibilità di procedere al pignoramento dei crediti soltanto nel limite del “quinto” del loro ammontare si riferisce ai crediti di lavoro ma quando il creditore pignorante sottoponga a pignoramento le somme esistenti presso un istituto bancario ove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente e sul quale affluiscono anche le mensilità di stipendio, il credito del debitore che viene pignorato è il credito alla restituzione delle somme depositate che trova titolo nel rapporto di conto corrente.

 

Sono, quindi, del tutto irrilevanti le ragioni per le quali quelle “somme” sono state versate su quel conto perché il denaro é bene fungibile per eccellenza.

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