16/04/2013 – Tempo Determinato: modifiche

 

Contratto a Tempo Determinato: modifiche al DLgs 368/2001


Motivazione:

E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro.

 

Contratto «acausale»

Il 1° contratto, di massimo 12 mesi, non avrà bisogno della causale:

  • si deve trattare del primo rapporto tra le parti, sia come datore di lavoro che come utilizzatore (circolare n.18/2012);
  • per qualsiasi tipo di mansione non potrà essere prevista una proroga (se si è stipulato un contratto di 6 mesi, non si potrà usufruire di una proroga per il raggiungimento del tetto massimo di 12).

I Ccnl possono prevedere, anche a livello decentrato (contrattazione di 2° livello), che per motivi organizzativi (previsti dal nuovo comma 3, articolo 5, D.L.vo n. 368/2001) si possano assumere a TD, senza causale, lavoratori per il limite complessivo del 6% del totale dei lavoratori occupati nell’ambito dell’unità produttiva. I motivi organizzativi sono:

  • Avvio di una nuova attività;
  • Lancio di un prodotto o di un servizio innovativo;
  • Implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico;
  • Fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo;
  • Rinnovo o proroga di una commessa consistente.

 

«Vacanza contrattuale» tra 2 contratti a tempo determinato.

Nella successione tra un contratto a TD ed il successivo vi dovrà essere un intervallo di almeno 60 giorni, se il precedente contratto era di massimo 6 mesi, o 90 giorni, se il precedente contratto era superiore ai 6 mesi (prima della riforma la vacanza era di 10 o 20 gg.).

I Contratti Collettivi potranno prevedere la riduzione della «vacanza» fino a 20 o 30 giorni se incorreranno le seguenti motivazioni organizzative:

  • Avvio di una nuova attività;
  • Lancio di un prodotto o di un servizio innovativo;
  • Implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico;
  • Fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo;
  • Rinnovo o proroga di una commessa consistente.

La riduzione dai 60-90 giorni ai 20-30 giorni si effettua di default qualora ci troviamo di fronte a:

  • Lavoro stagionale;
  • Ogni altro caso previsto dai contratti collettivi stipulati ad ogni livello dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (confermato dalla circolare n. 27/2012).

 

«Prosecuzione del rapporto» oltre il termine formalmente indicato.

E’ possibile che il rapporto a TD prosegua oltre il termine comunicato al Centro per l’Impiego: il singolo contratto potrà essere prolungato «di fatto» (non si tratta di proroga), per motivi straordinari, per massimo 30 o 50 giorni (a
seconda che il contratto sia stato massimo o superiore ai 6 mesi). Oltre il periodo previsto dalla normativa, il contratto si considera a T.I. dalla scadenza dei predetti termini.

Obblighi per il datore di lavoro:

  • Corrispondere al lavoratore una retribuzione maggiorata del 20% dal 1° al 10° giorno e del 40% dal 11° al 50° giorno;
  • Comunicare al Centro per l’Impiego competente, entro la scadenza del termine inizialmente fissato, che il rapporto continuerà oltre tale termine.

Le modalità di comunicazione sono inserite nel Decreto Ministeriale del 10 ottobre 2012: Sono previsti 2 campi:

  • «prosecuzione di fatto» [sì] – [no];
  • «Data fine proroga/prosecuzione di fatto;

Proprio il campo «Data fine proroga/prosecuzione di fatto» può avere vari utilizzi:

  • per l’unica proroga di un contratto a tempo determinato;
  • per gli slittamenti in caso di contratto a tempo determinato per sostituzione di maternità;
  • per la proroga in caso di contratto di inserimento;
  • per la proroga del contratto a progetto;
  • per il prolungamento del periodo di apprendistato in caso di sospensione involontaria superiore a 30 giorni;
  • per la c.d. «prosecuzione di fatto» (art.5, co.1-2, D.L.vo n. 368/01).

 

«Durata massima».

La durata massima dei contratti a tempo determinato non potrà superare i 36 mesi tra un datore di lavoro ed un lavoratore nell’arco della sua vita lavorativa.

Nei 36 mesi rientrano anche i contratti di somministrazione intercorsi tra il lavoratore e l’utilizzatore/datore di lavoro. I 36 mesi attengono a mansioni equivalenti. Sarà, comunque, possibile stipulare un ulteriore contratto di lavoro con i limiti previsti dai ccnl e sottoscritto presso la Direzione territoriale del lavoro (comma 4bis, articolo 5).

Si dovrà tenere conto, per il calcolo dei 36 mesi, dei periodi di lavoro come utilizzatore dal 18 luglio 2012. La circolare n.18/2012 chiarisce che il raggiungimento dei 36 mesi a tempo determinato non pregiudica i successivi rapporti di somministrazione a tempo determinato.

 

Costo del lavoro.

Dal 1°gennaio 2013 il contratto a tempo determinato costerà di più rispetto al tempo indeterminato: 1,4% in più (questa percentuale verrà girata all’ASPI). (articolo 2 commi 28 e 29).

La norma non vale per:

  • Contratti a tempo determinato per motivi sostitutivi (es. malattia, maternità, infortuni);
  • Svolgimento Attività stagionali;
  • Apprendistato;
  • Pubbliche amministrazioni.

È possibile la restituzione degli ultimi 6 mesi di contribuzione addizionale qualora entro 6 mesi dalla cessazione del rapporto a termine il lavoratore venga riassunto a tempo indeterminato. La restituzione avviene dopo il decorso del periodo di prova.

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