7/05/2013 – Lavoro a termine e apprendistato

 

Lavoro a termine e apprendistato verso la riforma.

 

La Riforma Fornero, a distanza di neppure un anno dalla sua entrata in vigore, è già pronta per una “revisione” nell’ottica di rilanciare l’occupazione. Meni vincoli e rigidità a tutto vantaggio di una vera flessibilità in entrata.

I contratti che potrebbero essere oggetto di modifica: contratto a termine e apprendistato.

Come già annunciato nel discorso del Presidente Letta alle Camere, il nuovo Esecutivo ha in previsione di intervenire sulla Riforma del Mercato del Lavoro (legge n. 92 del 2012), in modo particolare modificando alcuni passaggi delle norme sul lavoro a termine e sull’apprendistato (la cui disciplina risale al D.lgs. n. 167 del 2011).

Gli interventi sarebbero necessari in quanto misure come quelle contenute nella Riforma mal si accompagnerebbero a fasi – come quella attuale – caratterizzate da forte recessione economica. Si profilano così interventi sulla cd. flessibilità in entrata.

Rispetto al contratto a termine, le rigidità individuate risiederebbero nelle norme sugli intervalli fra contratti e sul cd. causalone.

Pertanto, si ipotizza una riduzione delle pause fra un contratto a termine e l’altro – che la Riforma di giugno aveva sensibilmente dilatato; allo studio anche la possibilità per i contratti collettivi di ridurre ulteriormente le pause.

Rispetto, poi, al cd. causalone, si pensa a modifiche per rendere meno stringente la norma oppure ad una sostituzione del meccanismo del causalone con la previsione di una soglia numerica di contratti a termine in azienda.

Rispetto, invece, al contratto di apprendistato, il Governo intende rendere più attraente questa tipologia contrattuale, riducendo le rigidità attuali: allo studio la soppressione della norma che lega le assunzioni in apprendistato alla “stabilizzazione” dei contratti già in essere; in previsione anche nuovi incentivi.

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