7/05/2013 – Prestazione di lavoro subordinata

 

Quando la prestazione di lavoro ha natura subordinata?

 

La vicenda esaminata in Cassazione impegna gli Ermellini nella valutazione della sussistenza di un rapporto di lavoro a carattere subordinato, ravvisandone gli elementi quali la continuità del rapporto del lavoratore, la sottoposizione alle direttive del legale rappresentante della società al pari degli altri operai e l'osservanza dell'orario rispettato da tutti gli altri colleghi.

Con ricorso depositato il 29 ottobre 2001 E. N. chiedeva la condanna di G. s.r.l. al pagamento di £ 143.304.044, ovvero della somma ritenuta di giustizia anche ex art. 36 Cost., oltre accessori.

A sostegno di tale pretesa esponeva di aver lavorato alle dipendenze della società dal 16.7.1990 al 27.3.2000 come conduttore di autoveicoli ed addetto a servizi vari (operazioni bancarie, consegna merci), di essere stato formalmente assunto dall'1/1/1996 e di avere osservato l'orario 8/13-15/18, per cinque giorni la settimana (8/13 di sabato), percependo retribuzione che dalle iniziali £ 500.000 era progressivamente aumentata di £ 100.000 per ciascuno degli anni successivi al 1990 e sino alla regolarizzazione del rapporto; a partire dall'1/1/1996 aveva conseguito retribuzione nei termini esattamente riportati nei prospetti paga.

Aggiungeva di non aver mai fruito di ferie, di aver conseguito importi di tredicesima mensilità solo dal 1996 ma in misura inferiore a quella contrattualmente prevista, dì non aver mai percepito la 14 mensilità, la retribuzione per festività, la r.o.l., indennità sostitutiva del preavviso ed il t.f.r..

La convenuta, costituitasi tempestivamente, contestava la domanda sotto vari profili.

Rispetto alle argomentazioni svolte dalla Corte, si evidenziano i seguenti passaggi: secondo gli Ermellini e’ indubbia l'assenza di ogni valore confessorio della dichiarazione in ordine allo svolgimento di lavoro meramente saltuario – resa in un libretto sanitario con sottoscrizione del lavoratore - in quanto resa stragiudizialmente non direttamente alla controparte ad un terzo e, come tale, liberamente apprezzabile dal giudice , non avendo valore di prova legale contro il confitente (cfr. art. 2735c.c).

Inoltre, i Giudici di Cassazione richiamano, con valutazione di merito incensurabile in sede di Cassazione, il Giudice a quo che ha escluso che l'impegno lavorativo "in nero" potesse essere assistito dalla presunzione dì gratuità per il periodo 1990/1996 in quanto l'appellato, il cui grado di parentela con il legale rappresentante della società non era stato specificato, non risultava con questi convivente.

Inoltre, si richiama ancora la Corte territoriale che, attraverso l'analisi delle dichiarazioni dei testi escussi, accerta la sussistenza degli elementi idonei a delineare i connotati della subordinazione nella attività espletata quali la continuità del rapporto del lavoratore sin dal luglio 1990 presso l'officina della società ove si occupava della pulizia, dello spostamento delle autovetture, talvolta del prelievo degli autoveicoli all'esterno, ricevendo solitamente direttive dal legale rappresentante della società al pari degli altri operai ed osservando con continuità l'orario rispettato da tutti gli altri colleghi.

In chiusura, gli Ermellini ribadiscono che ai sensi dell'art. 2697 c.c., grava sul lavoratore l'onere di provare il mancato godimento delle ferie, delle festività ed anche dei permessi (ex plurimis, Cass. n. 26985/2009; Cass. 22751/2004; Cass. 12311/2003).

About the Author

studio-acerbi