16/07/2013 – Rateazioni dei debiti contributivi

Rateazioni dei debiti contributivi, l'INPS fa chiarezza sulla disciplina


A seguito della soppressione di INPDAP e ENPALS, l’INPS al fine di razionalizzare l’organizzazione e le procedure ha provveduto ad armonizzare la disciplina dei criteri regolatori in materia di pagamenti in forma rateale dei crediti contributivi in fase amministrativa.

La Riforma Monti di dicembre 2011 ha disposto (art. 21) la soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals e il trasferimento delle relative funzioni all’Inps, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi degli Enti soppressi a decorrere dal 1° gennaio 2012.

L’Inps deve provvedere al riassetto organizzativo e funzionale conseguente alla confluenza dei predetti Enti operando una razionalizzazione dell’organizzazione e delle procedure.

Nell’avviare il processo d’integrazione sopra richiamato, si è provveduto all'armonizzazione dei criteri regolatori in materia di pagamenti in forma rateale dei crediti contributivi, in fase amministrativa, di competenza delle Gestioni private, Dipendenti Pubblici e Lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico amministrate dall’Inps.

Con le Determinazioni n. 229 del 14 dicembre 2012 e n. 113 del 9 maggio 2013, il Presidente dell’Inps ha approvato il Regolamento di Disciplina delle Rateazioni dei debiti contributivi in fase amministrativa che, a decorrere dalla data di pubblicazione della circolare in commento (12 luglio 2013), costituisce l’unica fonte regolatrice della materia.

In sintesi: 

Quadro normativo di riferimento:

  • art. 2, comma 11, d.l. n. 338/89, convertito nella L. 7 dicembre 1989, n. 389, che ha definito la titolarità degli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a concedere il pagamento rateale dei debiti per contributi, premi ed accessori di legge, rispettivamente in 24 e 36 mensilità;
  • art. 116, comma 17, della l. n. 388/2000, ha disciplinato la possibilità che il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, autorizzi il prolungamento della durata della rateazione fino a 60 mesi.

In attuazione delle predette disposizioni normative, ciascun Istituto ha provveduto, nel tempo, a dettare la disciplina regolatrice e amministrativa per la definizione delle domande di pagamento rateale dei crediti di propria pertinenza.

Determinazioni n. 229 del 14 dicembre 2012 e n. 113 del 9 maggio 2013

Il nuovo Regolamento si pone quale unica fonte di disciplina delle rateazioni contributive dei debiti in fase amministrativa, maturati dal contribuente nei confronti di tutte le Gestioni amministrate dall’Inps, per i quali non sia stato ancora formato l’Avviso di Addebito e sostituisce, abrogandole, tutte le precedenti disposizioni impartite sulla materia.

Pagamenti in forma rateale dei debiti in fase amministrativa maturati nei confronti di tutte le Gestioni amministrate dall'Inps.

Il contribuente, per ottenere il pagamento in forma dilazionata della propria esposizione debitoria per contributi e sanzioni, deve presentare un’unica domanda, che comprenda tutti i debiti contributivi in fase amministrativa, maturati nei confronti di tutte le Gestioni amministrate dall'Inps, che risultano denunciati dal contribuente e accertati alla data di presentazione dell’istanza medesima.

La domanda di rateazione, nella quale il contribuente non indichi tutte le Gestioni nelle quali è maturato il debito da rateizzare, verrà respinta.

Il contribuente, tuttavia, potrà proporre una nuova istanza che, laddove comprenda l'intera esposizione debitoria denunciata e/o accertata alla data di presentazione della medesima, consentirà l'attivazione del relativo procedimento amministrativo previsto per la definizione della domanda di rateazione.

La domanda può avere ad oggetto il debito per contribuzione in fase amministrativa denunciato dal contribuente o accertato dall’Istituto per il quale, alla data di presentazione, non risulti effettuato il versamento con le modalità e nei termini legali previsti per ciascuna delle Gestioni considerate.

Sono da intendersi in fase amministrativa

  • i crediti dell’Inps per i quali, alla data di presentazione della domanda di rateazione, non risulti ancora formato l’Avviso di Addebito (di cui all’art. 30 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122 del 30 luglio 2010);
  • i crediti in gestione presso gli uffici legali che, alla medesima data, non siano stati affidati per il recupero agli Agenti della Riscossione, ai sensi dell’art. 7-quater, comma 6, della Legge 9 aprile 2009, n. 33.

Si precisa, in particolare, che il contribuente può richiedere la rateizzazione di tutte le partite a debito dovute a titolo di omissione o di evasione, ivi comprese le somme dovute a titolo di ritenute previdenziali e assistenziali a carico dei lavoratori.

Al riguardo, si intendono interamente richiamate le disposizioni impartite dall’Istituto con la circolare n. 148 del 24 novembre 2010 (paragrafo 3.) ai fini della verifica dell’avvenuto versamento delle quote a carico dei lavoratori.

Le rateazioni dei debiti contributivi in fase amministrativa possono essere concesse fino ad un massimo di 24 mesi.

Resta ferma, alla luce della richiamata disciplina, la possibilità per il contribuente di chiedere al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il prolungamento della rateazione fino a 36 rate.

Si rammenta infine che, per particolari specifici casi, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze, può concedere con decreto il pagamento dilazionato fino a 60 mensilità.

Procedimento di definizione delle domande:

Presentazione della domanda: si presenta una domanda di rateazione unica per tutte le Gestioni amministrate dall’Inps attraverso i consueti canali telematici. Al riguardo, si rammenta che la trasmissione può essere effettuata dal soggetto responsabile dell’adempimento contributivo (titolare/legale rappresentante), ovvero da specifico delegato o dall’intermediario a ciò appositamente autorizzato.

Definizione estratto contributivo: il contribuente, prima della presentazione della domanda, dovrà acquisire, avvalendosi anche dei supporti delle procedure informatiche a disposizione del medesimo o del proprio intermediario, una chiara conoscenza della propria situazione debitoria.

Nel caso emergano situazioni di difformità tra quanto il contribuente ritenga di richiedere in rateazione e l’importo del debito come sopra verificato, l’interessato dovrà provvedere a segnalare alla competente struttura dell’Istituto, anche tramite i suddetti canali informatici, la discordanza rilevata al fine di ottenere la sistemazione dell’intera esposizione debitoria.

Definito così l’importo del debito, nella domanda dovrà essere indicato, sia l’importo complessivo del medesimo debito da rateizzare, sia quello ripartito per ciascuna delle Gestioni interessate dalla regolarizzazione in forma rateale.

Il piano di ammortamento viene calcolato sulla base delle medesime partite debitorie indicate dal contribuente nella domanda, confermate in via definitiva dalla Sede competente a svolgere l’istruttoria in relazione alle singole Gestioni interessate.

Una volta emesso il piano di ammortamento, i versamenti effettuati successivamente, ancorché riferiti alle medesime partite debitorie inserite in rateazione, verranno considerati come partite a credito dell’azienda. Tali crediti potranno essere utilizzati in compensazione con i contributi mensili o periodici dovuti a partire dalla data di presentazione della domanda.

Diversamente, saranno esclusi dalla compensazione i versamenti che il contribuente, pur a fronte di quanto disposto dall’Istituto al paragrafo 3. della circolare n. 148 sopra richiamata, effettui, dopo l’emissione del piano di ammortamento, allo specifico titolo di ritenute previdenziali e assistenziali a carico dei lavoratori.

All’atto della domanda, infatti, il contribuente si impegna ad effettuare il versamento della prima delle rate complessivamente accordate e delle successive rate uguali e consecutive nel numero e nella misura indicati nel piano di ammortamento.

L’eccezione rispetto a tale previsione è costituita dal versamento diretto ad estinguere anticipatamente ed integralmente la rateazione concessa.

Inoltre, le partite debitorie oggetto di rateazione potranno essere integrate con quelle delle quali si sia avuta conoscenza solo successivamente all’emissione del piano di ammortamento, purché maturate precedentemente alla data di presentazione della domanda di rateazione in corso.

In tal caso, essendo l’ulteriore debito incardinato nella domanda di rateazione già attivata, lo stesso verrà estinto con il pagamento di un numero di rate pari a quello delle rate accordate e non ancora scadute che saranno calcolate sugli stessi presupposti in base ai quali il piano di ammortamento in corso è stato emesso.

Condizioni per l’accoglimento della domanda di pagamento in forma dilazionata

Atto di impegno ed elementi conoscitivi contenuti nella domanda: il contribuente si impegna ed accetta le condizioni ivi previste unitamente all’importo del debito oggetto di regolarizzazione.

Da tale ultima accettazione consegue l’ulteriore impegno a rinunciare a tutte le eccezioni che possano influire sull’esistenza e sull’azionabilità del credito stesso nonché agli eventuali giudizi di opposizione proposti in sede civile.

L'accettazione del piano di ammortamento avverrà, invece, solo per effetto del comportamento concludente posto in essere dal contribuente attraverso il pagamento, entro il termine comunicato nel piano stesso, dell'importo indicato come prima rata del medesimo.

Da ciò discende che l’attivazione della rateazione avviene esclusivamente in presenza del pagamento della prima delle rate complessivamente accordate entro la data indicata nel piano di ammortamento.

Si precisa che, da tale momento, potrà essere valutata la sussistenza della condizione di cui all’art. 5, comma 2 lett.a) del D.M. 24 ottobre 2007, tenuto conto che solo con l’attivazione della rateazione, a seguito del pagamento della prima rata, può considerarsi perfezionato il parere favorevole dell’Istituto alla rateazione medesima.

Inoltre, il contribuente prenderà atto

  • che la possibilità di richiedere il pagamento in forma dilazionata anche delle somme dovute a titolo di ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori non produce effetto sulla permanenza dell’obbligo, da parte dell’Istituto, di provvedere alla denuncia all’Autorità Giudiziaria competente (Procura della Repubblica presso il Tribunale competente) della notizia di reato ai sensi dell’art. 2, commi 1-bis e 1-ter del D.L. 12 settembre 1983, convertito con modificazioni dalla Legge 11 novembre 1983 n. 638, come modificato da ultimo dal D.Lgs. 24 marzo 1994, n. 211.

La soddisfazione del debito per contributi e somme aggiuntive per ciascuna Gestione interessata dalla predetta regolarizzazione avverrà imputando i versamenti delle rate accordate a partire dal periodo più remoto. Al riguardo, è stabilito che tale previsione sia espressamente dichiarata dal debitore nella domanda,

  • che il pagamento in forma rateale comporta l’applicazione degli interessi di dilazione al tasso vigente alla data di presentazione della domanda di rateazione;
  • che (in tema di riduzione degli interessi di dilazione), nell'ipotesi in cui sia accordata dal Ministero del Lavoro, la riduzione del tasso da applicare, il credito costituito dalla maggiore misura degli interessi di dilazione già versati verrà conguagliato sull’importo del debito residuo oggetto della rateazione ovvero rimborsato in caso di intervenuto pagamento della stessa.

Analogamente si opererà, qualora, ai sensi dei commi 15 e 16 dell'art. 116 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, venga accordata la riduzione delle sanzioni civili di cui al comma 8 del medesimo articolo.

Requisito di correttezza contributiva: possono essere compresi nella rateazione anche gli importi relativi all’ultimo periodo contributivo - mese/trimestre/rata in relazione alla specificità di ciascuna Gestione - scaduto alla data di presentazione della domanda stessa.

Il contribuente per tutta la durata della rateazione concessa deve provvedere al regolare versamento, oltre che delle rate accordate, anche della contribuzione dovuta mensilmente o periodicamente per ciascuna Gestione, alle rispettive scadenze di legge.

In relazione a ciò, il contribuente non potrà inserire nell’istanza di rateazione un’esposizione debitoria che si sia determinata nel corso di una precedente dilazione.

Il requisito di correntezza contributiva, infatti, costituisce una delle condizioni essenziali per il permanere del titolo al pagamento in forma rateale.

Rateazione breve e rateazione di periodi relativi ad esposizioni debitorie maturate nel corso di una precedente dilazione: il contribuente, in relazione alla specifica situazione debitoria maturata e sulla base di proprie valutazioni, potrà presentare alla sede competente titolare della gestione dei crediti oggetto della rateazione in corso (principale):

  • domanda per accedere ad un apposito piano di “rateazione breve”.

L’Inps ha previsto la possibilità per il contribuente di accedere ad un apposito piano di “rateazione breve” di durata non superiore a sei mesi che possa consentire, a fronte di una situazione di temporanea mancanza di liquidità, l’effettuazione del versamento della contribuzione mensile o periodica, purché regolarmente denunciata o imposta.

Tale strumento potrà essere utilizzato per una sola volta nel corso della rateazione principale e con pagamento da effettuare in un numero massimo di sei rate mensili.

E’ stato altresì previsto che il periodo dilazionabile in modalità breve potrà essere:

  • tre mesi per i datori di lavoro ed i committenti;
  • un trimestre/rata per i lavoratori autonomi.

Il contribuente che utilizzi tale modalità e che provveda al versamento delle rate richieste (nel numero massimo di sei) manterrà il requisito di correttezza contributiva previsto.

In tal caso, il contribuente, oltre al regolare versamento delle rate accordate con la rateazione principale, dovrà effettuare il corretto adempimento delle rate in conto della “rateazione breve”.

Il mancato o parziale versamento mensile di una delle rate determinate con il piano di “rateazione breve”, comporterà, da una parte, la revoca della rateazione principale e, dall’altra, il venir meno del titolo al versamento delle rate ancora dovute in conto della contribuzione corrente regolarizzata mediante la medesima “rateazione breve”.

Il credito residuo oggetto della rateazione principale e l’importo ancora dovuto per le mensilità regolarizzate con il piano di “rateazione breve” saranno richiesti al contribuente con Avviso di Addebito e consegnati all’Agente della Riscossione per le successive attività di recupero.

La “rateazione breve”, infatti, presuppone sempre un piano di rateazione principale cui la stessa accede.

Si precisa che tale strumento potrà essere utilizzato dal contribuente – sulla base delle condizioni e dei limiti di durata specificati - per mantenere il requisito di correntezza contributiva non solo rispetto a ciascuna delle Gestioni comprese nella rateazione principale ma anche rispetto a quelle, non incluse in quest’ultima, per le quali il contribuente, identificato dal medesimo codice fiscale, è tenuto all’assolvimento di un ulteriore obbligo contributivo. In tal caso la domanda andrà indirizzata alla sede competente a gestire la contribuzione mensile/periodica regolarizzata con la domanda di “rateazione breve”.

Qualora il periodo di irregolarità superi quello sanabile mediante ricorso alla modalità di “rateazione breve”, gli importi ancora dovuti in conto della rateazione principale revocata saranno richiesti al contribuente con Avviso di Addebito e consegnati all’Agente della Riscossione per le successive attività di recupero.

  • domanda di nuova rateazione una volta estinta anticipatamente, con il pagamento integrale delle rate accordate e ancora dovute, la precedente rateazione.

E’ stato espressamente previsto che la nuova domanda può essere accettata a condizione che vi sia stata l’integrale definizione, con il pagamento delle rate accordate a ancora dovute, delle partite debitorie inserite nella precedente rateazione. 

Definizione della domanda di rateazione ed emissione del piano di ammortamento

La definizione della domanda di rateazione, all’esito dell’istruttoria compiuta sulla base della verifica del rispetto di tutte le condizioni previste, avviene con un provvedimento motivato di accoglimento, cui segue l’emissione del piano di ammortamento ovvero con un provvedimento di reiezione.

Il provvedimento adottato è comunicato al contribuente all’indirizzo PEC o al numero di fax indicati alternativamente ed obbligatoriamente nella domanda.

Il Regolamento definisce le fasi di gestione della domanda fissando il termine di 15 giorni dalla data di presentazione della domanda medesima per la conclusione del procedimento.

In relazione a ciò, il pagamento della prima rata, effettuato non oltre il termine assegnato con il piano di ammortamento, determinerà l’attivazione della rateazione costituendo lo stesso, come già evidenziato al paragrafo 5 sub 5.a, espressione della volontà del contribuente di accettazione del piano di ammortamento comunicato con le modalità su indicate.

Il piano di ammortamento a rate costanti sarà pari al numero di rate accordate.

Le rate successive alla prima avranno scadenza mensile a 30 giorni dalla data di versamento della prima rata.

Qualora il pagamento della prima rata abbia una scadenza successiva a 15 giorni dalla data di presentazione della domanda, il versamento da effettuare sarà pari al numero di rate già scadute in relazione alle mensilità trascorse.

Sulle rate accordate con l’accoglimento dell’istanza sono applicati gli interessi di dilazione calcolati al tasso vigente alla data di presentazione della domanda di rateazione.

A tale riguardo, si richiama quanto illustrato negli ultimi due capoversi del paragrafo 5 sub 5.a della presente circolare, con riferimento all’ipotesi di intervenuto accoglimento da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’istanza di riduzione degli interessi di dilazione e alle modalità di utilizzo delle maggiori somme che a tale titolo risultino versate anteriormente al provvedimento di accoglimento.

Infine, il Regolamento ha stabilito

  • che il credito, costituito dalla differenza tra la misura delle sanzioni calcolate alla data di emissione del piano di ammortamento e quella definita a seguito della concessione della riduzione, è riconosciuto a favore del contribuente. Tale somma sarà conguagliata sull’importo del debito residuo oggetto della rateazione ovvero rimborsata in caso di intervenuto pagamento della stessa;
  • che l’imputazione dei versamenti effettuati in conto della rateazione avvenga a partire dal periodo più remoto.

Si evidenzia infine che i versamenti mensili delle rate accordate sono accettati dall’Inps a titolo di acconto sul credito oggetto di rateazione, lasciando salva la possibilità per l’Istituto di esperire ogni atto o azione idonei ad escludere il pregiudizio in ordine al recupero del credito residuo.

Annullamento del piano di ammortamento

Qualora all’esito dell’istruttoria compiuta, la domanda di rateazione sia definita con un provvedimento motivato di accoglimento e con l’emissione del piano di ammortamento, il mancato o parziale pagamento della prima rata, entro il termine assegnato con il medesimo piano comporterà l’annullamento del piano emesso.

In tal caso, resta preclusa la possibilità per il contribuente di proporre, per le medesime partite a debito, una nuova istanza di rateazione. Inoltre, i crediti interessati dall’annullamento saranno richiesti al contribuente con Avviso di Addebito e consegnati all’Agente della Riscossione per le successive attività di recupero.

Diversamente, laddove sia intervenuto un provvedimento di reiezione per carenza delle condizioni riportate nel precedente paragrafo 6 sub 6.a, il contribuente, una volta rientrato in possesso dei requisiti richiesti dal Regolamento, potrà riproporre una domanda di dilazione riferita alle medesime partite che avevano formato oggetto della precedente istanza.

Gestione della domanda

La domanda di rateazione deve indicare l’importo complessivo del debito da rateizzare e quello ripartito per ciascuna delle Gestioni amministrate dall'Inps ed interessate dalla regolarizzazione in forma rateale. Con successivo messaggio, l’Inps fornirà indicazioni in ordine alle modalità di presentazione della domanda a cui il contribuente dovrà attenersi. In tale occasione, qualora l’istanza interessi contestualmente più Gestioni, verranno fornite inoltre le indicazioni cui le singole strutture competenti, in relazione al credito oggetto di regolarizzazione, dovranno attenersi nelle more del completamento delle attività dirette alla realizzazione di archivi relazionali.

Provvedimento di revoca della rateazione

Il permanere del titolo al pagamento in forma dilazionata dei crediti compresi nella domanda è condizionato alla circostanza che, nel corso della rateazione concessa, il contribuente provveda al regolare versamento sia della contribuzione dovuta per ciascuna Gestione, alle rispettive scadenze di legge, sia delle rate accordate.

In tal senso, all'atto della presentazione della domanda, il contribuente si impegna ad effettuare, in caso di accoglimento della medesima, sia il versamento delle rate mensili accordate e definite nel piano di ammortamento, sia il versamento dei contributi correnti mensili o periodici nei confronti di tutte le Gestioni previdenziali dell'Istituto.

Il venir meno di una o di entrambe le condizioni comporta l’immediata revoca della dilazione accordata.

Si evidenzia, tuttavia, che il requisito della correntezza contributiva può essere mantenuto dal contribuente facendo ricorso allo strumento della “rateazione breve”. L’Inps sottolinea la necessità che sia posta particolare attenzione nel controllo delle evidenze contabili nella fase successiva all'avvio del piano di “rateazione breve”, al fine della puntuale adozione dei provvedimenti di revoca della rateazione principale e della “rateazione breve” conseguenti al mancato regolare versamento delle rate relative a quest'ultima.

Analogamente, si dovrà procedere all’immediata revoca della rateazione accordata laddove, attraverso il costante monitoraggio dei versamenti, successivi al primo e fino al limite massimo di 24 (36/60) rate, sia accertato contabilmente il mancato pagamento da parte del contribuente di due rate mensili consecutive, pur in presenza della condizione di regolarità nel versamento della contribuzione dovuta mensilmente o periodicamente.

Il provvedimento di revoca ha effetto dalla data della sua adozione e, pertanto, tenuto conto che l'art. 5, comma 2, del Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007, ai fini dell'emissione del Durc, ha stabilito che l'attestazione della regolarità contributiva sussiste qualora, in caso di richiesta di pagamento in forma rateale, l'Istituto competente abbia espresso parere favorevole, nel rinviare alle precisazioni fornite al precedente punto 5. sub 5.a, si sottolinea l'importanza della correttezza dell'azione amministrativa al fine di escludere che ogni ritardo possa rendere meno efficace la finalità che il legislatore ha inteso riconoscere nel sistema al documento medesimo.

Si precisa, infine, che i residui crediti oggetto della dilazione revocata saranno richiesti al contribuente con Avviso di Addebito e consegnati all’Agente della Riscossione per le successive attività di recupero.

Competenze decisionali

A decorrere dalla data di pubblicazione della circolare in commento, resta confermata, secondo una logica di ripartizione per importi, in capo ai Direttori provinciali, ai Direttori regionali e al Direttore Centrale Entrate, competente per Gestione.

In relazione a ciò, si riporta di seguito la prevista articolazione delle competenze.

Ai Direttori provinciali dell’Istituto è attribuito il potere di:

  • decidere le rateazioni fino a 24 rate dei debiti contributivi in fase amministrativa, nel limite d'importo di euro 500.000,00;
  • esprimere il parere sull'estensione della rateazione fino a 36 rate, nel limite del predetto importo;
  • dare esecuzione all'autorizzazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sull'estensione della dilazione a 36 rate.

Ai Direttori regionali dell’Istituto, è attribuito il potere di:

  • decidere le rateazioni fino a 24 rate dei debiti contributivi in fase amministrativa, nel limite d'importo superiore ad euro 500.000,00 e fino a euro 1.000.000,00;
  • esprimere il parere sull'estensione della rateazione fino a 36 rate, entro i predetti limiti d'importo.

Al Direttore Centrale Entrate, titolare della funzione di monitoraggio e verifica della puntuale ed uniforme applicazione della normativa in materia di rateazione dei debiti contributivi da parte delle strutture territoriali finalizzata all’individuazione delle eventuali azioni correttive, compete il potere di:

  • decidere le domande di rateazione nel limite di 24 rate per i crediti di importo superiore a euro 1.000.000,00;
  • esprimere il parere sull’estensione della rateazione fino a 36 rate nell’ambito degli importi di competenza.

Le sopra specificate competenze si estendono anche al potere di decisione delle richieste di riduzione delle sanzioni civili in applicazione della già richiamata disciplina della Legge 23 dicembre 2000, n. 388.

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