29/07/2013 – Danni conseguenti a rapina

Danni conseguenti a rapina: onere della prova e misure di sicurezza

Grava sul lavoratore - che agisce per il riconoscimento del danno differenziale da infortunio sul lavoro - allegare e provare l'esistenza dell'obbligazione lavorativa, l'esistenza del danno ed il nesso causale tra quest'ultimo e la prestazione. Invece, il datore di lavoro deve provare la dipendenza del danno da causa a lui non imputabile.

La vicenda è la seguente: viene proposta domanda da un lavoratore nei confronti del datore di lavoro per ottenere la condanna della società al risarcimento dei danni subiti a seguito di alcune rapine compiute nel periodo dal 1976 al 2004 presso la sede ove il lavoratore aveva prestato la propria attività lavorativa.

La Corte d'appello di L'Aquila ha confermato la sentenza del Tribunale di Teramo nella parte in cui il giudice di primo grado aveva respinto la domanda.

Secondo la Corte territoriale la ricorrente non aveva allegato né provato l'omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di misure di sicurezza idonee ad evitare le rapine, limitandosi ad allegare la manifestazione di segni di paura e disagio nell'immediatezza di ciascuna rapina e l'installazione di porte antirapina solo nel 1982, successivamente ai primi due episodi criminosi.

A tale proposito, la Corte di Cassazione riconferma che (cfr. Cass. n. 3788/2009, Cass. n. 21590/2008, Cass. n. 9817/2008) che l'obbligo di sicurezza, posto a carico del datore di lavoro in favore del lavoratore, è previsto in generale, con carattere atipico e residuale, dall'art. 2087 cc. e che la responsabilità del datore di lavoro ex art. 2087 cc. è di carattere contrattuale.

Si consideri, infatti, che il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge, ai sensi dell'art. 1374 cc, dalla disposizione che impone l'obbligo di sicurezza e lo inserisce nel sinallagma contrattuale, con la conseguenza che il riparto degli oneri probatori nella domanda di danno da infortunio sul lavoro si pone negli stessi termini dell'art. 1218 cc. circa l'inadempimento delle obbligazioni.

Da ciò discende che il lavoratore che agisce per il riconoscimento del danno differenziale da infortunio sul lavoro deve allegare e provare l'esistenza dell'obbligazione lavorativa, l'esistenza del danno ed il nesso causale tra quest'ultimo e la prestazione, mentre il datore di lavoro deve provare la dipendenza del danno da causa a lui non imputabile e, cioè, di aver adempiuto interamente all'obbligo di sicurezza, apprestando tutte le misure per evitare il danno.

E' stato altresì precisato (cfr. ex multis Cass. n. 9856/2002) che incombe al lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell'attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l'onere di provare l'esistenza di tale danno, come pure la nocività dell'ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'uno e l'altro, senza che occorra anche la indicazione delle norme antinfortunistiche violare o delle misure non adottate, mentre, quando il lavoratore abbia provato quelle circostanze, grava sul datore di lavoro l'onere di provare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Conclude riassumendo la Corte (cfr. Cass. n. 21590/2008), che la regola sovrana in questa materia, desumibile dall'art. 1218 cc, è che il creditore che agisca per il risarcimento del danno deve provare tre elementi: la fonte (negoziale o legale) del suo diritto, il danno e la sua riconducibilità al titolo dell'obbligazione; a tale scopo egli può limitarsi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte; il debitore convenuto è invece gravato dell'onere di provare il proprio adempimento, o che l'inadempimento è dovuto a causa a lui non imputabile (cfr. ex multis Cass. sez. unite n. 13533/2001).

Al riguardo, la formulazione che si rinviene in alcune pronunce della S.C., secondo cui il lavoratore infortunato ha l'onere di provare il fatto costituente l'inadempimento del datore di lavoro all'obbligo di sicurezza (in tal senso, fra le altre, Cass. n. 16003/2007, Cass. n. 10441/2007), non appare conforme al principio enunciato dalla predetta pronuncia delle Sezioni unite, alla quale va prestata adesione.

Il principio sopra esposto non comporta l'affermazione tout court di una responsabilità oggettiva ex art. 2087 cc., nella stessa misura in cui l'allegazione del mancato pagamento di una somma di denaro non comporta una responsabilità oggettiva del debitore, ex art. 1218 cc.

Nel caso di specie, la Corte territoriale, con l'affermazione che grava sul danneggiato l'onere di allegare e di dimostrare "l'omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di misure minime di sicurezza e di prevenzione atte a scongiurare, nei limiti del possibile, la commissione dei fatti delittuosi sopra indicati", non ha, in particolare, fatto corretta applicazione dei principi di diritto sopra enunciati.

Il ricorso del lavoratore deve essere pertanto accolto, conseguendone la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio della causa ad altro giudice, che si designa nella Corte d'appello di Ancona, perché provveda al riesame alla stregua dei principi di diritto enunciati.

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