8/10/2013 – Dequalificazione e licenziamento

La dequalificazione non può essere finalizzata ad evitare il licenziamento

 

La Corte di Cassazione riprende quanto affermato dalla Corte di Appello che rimanda ad un principio già esposto in passato per cui non si può giustificare il demansionamento sulla base della necessità di evitare il licenziamento del dipendente.

La Corte di Cassazione ritiene che - evidenziato che certamente lo ius variandi di cui gode il datore di lavoro (espressione anche della tutela costituzionale della libertà d'impresa di cui all'art. 41 Cost.) può essere esercitato solo nel rispetto l'art. 2103 c.c., - non si può ritenere legittimo un demansionamento sulla base della volontà di impedire il licenziamento in quanto mansioni dequalificanti devono essere comunque accettate (e prima ancora proposte, il che non sembra neppure essere stato dedotto) dal lavoratore (cfr. cass. N. 28774/2008; Cass. N. 29832/2008; Cass. N. 6572/2006).

Nel caso di specie il lavoratore da analista programmatore, mansioni che svolgeva su grandi sistemi presso il CED della Banca, era stato addetto ad attività di mera aggregazione di dati estrapolati da archivi informatici, mansioni prive di autonomia e responsabilità.

La corte territoriale aveva evidenziato che le ragioni di ordine organizzative addotte dalla società costituivano una difesa nuova e comunque apparivano irrilevanti per giustificare un preteso ius variandi che aveva comportato un rilevante sacrificio della professionalità acquisita dal lavoratore.

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