8/10/2013 – Ritardi e falsificazione dell’orario

Ripetuti ritardi e falsificazione dell'orario di ingresso: legittimo il licenziamento

 

Legittimo il licenziamento del lavoratore che arriva ripetutamente in ritardo al lavoro e che falsifica l'orario di ingresso. Ha operato legittimamente l'azienda che ha atteso un certo lasso di tempo prima di contestare la condotta al lavoratore, dato che era in attesa di riscontri sugli accertamenti condotti.

In tema di tempestività della contestazione e del licenziamento, la Corte di Cassazione ricorda come sia stato ripetutamente affermato che l'intervallo temporale che intercorre tra l'intimazione del licenziamento disciplinare ed il fatto contestato al lavoratore assume rilievo in quanto è rivelatore di una mancanza di interesse del datore di lavoro all'esercizio della facoltà di recesso (cfr. tra le tante Cass. 1.7.2010. n. 15649, 2.2.2009 n. 2580).

E tuttavia il principio dell'immediatezza della contestazione dell'addebito deve essere inteso in senso relativo, potendo in concreto essere compatibile anche con un intervallo di tempo più o meno lungo, quando l'accertamento e la valutazione dei fatti sia laborioso e richieda uno spazio temporale maggiore.

Ed infatti nel caso in cui il licenziamento sia motivato dall'abuso di una modalità di lavoro, non si può ritorcere a danno del datore di lavoro l'affidamento riposto nella correttezza del dipendente nè si può equiparare alla conoscenza effettiva la mera possibilità di conoscenza dell'illecito.

Ne consegue che non può essere presunta una tolleranza della condotta del lavoratore da parte dell'azienda, prima ancora di una compiuta e certa conoscenza dei fatti in cui si concreta il ripetuto abuso da parte del dipendente dell'affidamento aziendale nella sua correttezza (cfr. Cass. n. 5546/2010).

Il rispetto del principio dell'immediatezza della contestazione dell'addebito e della tempestività del recesso datoriale va valutato sempre in concreto, caso per caso, ed ove si tratti di condotte ripetute si deve avere riguardo al momento in cui si può ritenere accertata nei suoi contorni essenziali la condotta stessa dovendosi ritenere che in tale momento il datore di lavoro abbia la possibilità di valutare i fatti nel loro insieme e stabilire la congrua sanzione da infliggere (cfr. con riguardo all'ipotesi di illecito continuato Cass. n. 2283/2010).

Nel caso di specie, pertanto, si reputa legittimo il licenziamento del lavoratore che arriva ripetutamente in ritardo al lavoro e che falsifica l'orario di ingresso. L'azienda ha operato nel rispetto dei limiti imposti dall'ordinamento laddove ha atteso un certo lasso di tempo prima di contestare la condotta al lavoratore, dato che era in attesa di riscontri sugli accertamenti condotti.

Gli accertamenti si sono ragionevolmente svolti in due archi temporali tra loro non contigui e neppure troppo lontani così da fugare il dubbio di una occasionalità del comportamento che si è ripetuto sostanzialmente identico in entrambi i periodi (settembre e novembre) potendosi così desumere che si trattava di una condotta sostanzialmente abituale. Così la posizione della Corte di Appello ripresa dalla sentenza della Cassazione.

Inoltre, la condotta del lavoratore si è configurata come grave e lesiva del rapporto fiduciario che lega datore di lavoro e dipendenti. Il lavoratore in questione,infatti, era venuto meno ai doveri di correttezza nell'esecuzione del rapporto ricorrendo a timbrature false dell'orario di entrata; si era allontanato ingiustificatamente dal luogo di lavoro per recarsi ad un circolo sportivo a giocare a tennis o a praticare il canottaggio; per visitare concessionari d'auto ovvero in compagnia di estranei senza più rientrare in ufficio.

Si e' trattato, inoltre, di episodi non isolati, bensi' ripetuti. Da qui la legittimità del licenziamento

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