19/11/2013 – Ordine illegittimo e licenziamento

Dipendente esegue ordine illegittimo del superiore? Sì al licenziamento


Contraddittoria e illogica la sentenza di Corte di Appello che ha ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente della Agenzia delle Entrate che, osservando un ordine del superiore, agisce in violazione delle norme che regolano la riscossione del'imposta di bollo.

Il caso portato all'attenzione degli Ermellini riguarda un dipendente dell'Agenzia delle Entrate che era stato licenziato senza preavviso per aver egli proceduto, in ottemperanza agli ordini impartiti da un superiore, alla riscossione dell'imposta di bollo, senza eseguire i prescritti adempimenti (essendo prossimi i termini di prescrizione).

Per tale attività il dipendente aveva percepito 750 Lire per ciascuna notifica (che era stata eseguita senza il preventivo accesso presso la residenza dei notificandi per un numero di circa 43mila). Il lavoratore, per detti fatti, viene rinviato a giudizio dal GIP e l'Agenzia delle Entrate avvia il procedimento disciplinare che culmina con il licenziamento. Il lavoratore ammette di essere stato a conoscenza che la procedura non fosse corretta.

La Corte di Appello ha giudicato illegittimo il licenziamento, ricorre per la cassazione della sentenza l'Agenzia delle Entrate.

La Corte di Cassazione cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

I punti salienti della sentenza sono i seguenti:

  • è pacifico che il lavoratore ha ammesso di aver provveduto alla notifica dei verbali di accertamento ai sensi dell'art. 140 cpc senza effettuare il previo accesso domiciliare (43.000 atti) ed in ossequio all'ordine del direttore dell'ufficio;
  • il ricorrente era consapevole delle norme sulla procedure da eseguire (infruttuoso accesso al domicilio del notificando);
  • la motivazione della sentenza di Appello impugnata esclude il dolo nel comportamento del lavoratore, ma al contempo, dopo aver rimarcato che il ricorrente non era tenuto ad osservare l'ordine impartitogli comportante anche la commissione di reati perché illegittimo potendo, quindi, sindacarne il merito, e dopo aver ancora evidenziato che era di certo errata la convinzione del lavoratore di operare nell'interesse dell'amministrazione per evitare che spirassero i termini di prescrizione dei crediti derivanti dai verbali di accertamento di mancato pagamento del bollo; la sentenza, dunque, ridimensiona in modo contraddittorio la gravità del fatto addebitato affermando che nel caso di specie dovesse tenersi conto dell'esclusione "di qualsiasi personalità e autonomia indipendente dell'azione",dovendosi negare una tendenza dell'agente ad infrangere le regole e dovendosi censurare il comportamento in esame con sanzione meno grave;
  • la motivazione della pronuncia di Appello appare insufficiente anche perché la Corte d'Appello, una volta riconosciuto che il dipendente dell'Agenzia poteva rifiutare di ottemperare ad un ordine illegittimo avrebbe dovuto parametrare la gravità della condotta del lavoratore sulla normativa in materia di sanzioni disciplinari dettata dalla contrattazione collettiva del settore, previa verifica se detta osservanza di disposizioni contra legem venisse da detta contrattazione espressamente prevista e sanzionata e in caso contrario se altre clausole contrattuali regolanti fattispecie di comportamenti da giustificare il licenziamento potessero estendersi - in ragione di una gravità in qualche modo assimilabile a quella in oggetto. Come opera invece la Corte territoriale? Richiama si' l'art. 25, comma 5^ lett. d), (che prevede il licenziamento senza preavviso per la "commissione in genere-anche nei confronti di terzi - di atti o fatti, anche dolosi, che, pur costituendo o meno illeciti di rilevanza penale, sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro") e l'art. 23 del CCNL e la possibilità di rifiutare l'ordine illegittimo ivi previsto, ma omette di valutare i fatti addebitati al lavoratore alla luce della normativa contrattuale;
  • ancora è insufficiente la motivazione nella parte in cui la Corte ritiene di fare ricorso ai parametri fissati dalla contrattazione collettiva all'art. 25, comma 1 lett. a) per la gradualità e proporzionalità delle sanzioni che si limita richiamare senza però neppure valutare in concreto la loro ricorrenza;
  • gli Ermellini spiegano che andava meglio specificato ai fini di una congrua e coerente motivazione l'assunto della Corte territoriale secondo la quale il comportamento in questione del lavoratore "era certamente da censurare ma non al punto da farne conseguire il licenziamento, perché in definitiva tutto si risolveva in una passività rispetto agli ordini; passività però oggettivamente difficilmente superabile". Quanto affermato presuppone, secondo la Cassazione, una più attenta e completa valutazione, alla stregua delle risultanze istruttorie, di quello che in concreto era stato il comportamento di tutti i soggetti coinvolti, in particolare valutando che rispetto agli ordini, si configura "una passività difficilmente superabile";
  • infine, qualora emergesse dalle risultanze istruttorie, ritualmente acquisite al processo, una condotta colpevolmente inerte dell'Agenzia a fronte di ripetute condotte qualificabili in termini di grave illegittimità dai suoi dirigenti, il giudice di rinvio in luogo di dichiarare illegittimo il licenziamento potrebbe invece, oltre a ribadire con argomentazioni di certo più esaurienti, quanto già deciso dalla sentenza impugnata in termini di proporzionalità della sanzione da infliggere al lavoratore , anche statuire in materia del risarcimento dei danni, oggetto del ricorso incidentale, in modo più favorevole per il lavoratore di quanto in precedenza è stato fatto nella impugnata sentenza.

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