4/11/2013 – Licenziamento e requisito dimensionale

Licenziamento e requisito dimensionale: valore chiave delle testimonianze


La Cassazione, con riferimneto al caso di licenziamento dichiarato illegittimo e del regime di tutela applicabile, rileva che il convincimento dei Giudici circa le reali dimensioni del datore di lavoro può formarsi sulla base della documentazione prodotta e delle testimonianze acquisite.

I Giudici di Cassazione affrontano il caso di un licenziamento - dichiarato illegittimo - con applicazione del regime di tutela obbligatoria sulla base del requisito dimensionale del datore di lavoro.

Viene acclarato, tuttavia, nel corso del giudizio che, invece, come affermato da testi, il requisito dimensionale era ben superiore al numero di 15 dipendenti.

Con la conseguenza che diventa applicabile la tutela reale che si basa sul principio della reintegrazione (o, in sua sostituzione, si prevede il pagamento di un'indennità pari a 15 mensilità di retribuzione globale di fatto).

Il datore di lavoro, non condividendo la decisione assunta nei primi gradi di giudizio, si rivolge alla Corte di Cassazione.

In tale sede, tuttavia, egli non trova soddisfazione alle proprie pretese in quanto gli Ermellini ricordano che in tema di onere probatorio spetta al datore di lavoro provare il requisito dimensionale che determina l'applicazione della tutela obbligatoria, onere che ove spettante al lavoratore sarebbe troppo gravoso.

A cio' si aggiunge, comunque, che nel caso di specie i Giudici spiegano che il convincimento circa le reali dimensioni del datore di lavoro e' nato non tanto dal fatto che il datore di lavoro non abbia dimostrato che i rapporti erano di natura autonoma, quanto dalla documentazione e soprattutto dalle testimonianze acquisite.

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