16/12/2013 – Invito a riprendere servizio

Licenziamento illegittimo e invito a riprendere servizio


La Corte di Cassazione riepiloga i consolidati principi relativi all’invito datoriale di riprendere servizio, indirizzato al lavoratore, in caso di licenziamento dichiarato non le...gittimo. In particolare viene specificato che vale ad escludere l’inerzia del lavoratore la richiesta di chiarimenti rivolta al datore di lavoro da parte del legale del lavoratore.

La Corte di Cassazione, in un giudizio concernente un caso di licenziamento dichiarato illegittimo e conseguente invito datoriale - rivolto al lavoratore – di riprendere l’attività, ha modo di riprendere i seguenti consolidati e condivisi indirizzi in materia:

  1. il termine di trenta giorni dalla ricezione dell’invito del datore di lavoro - entro il quale il lavoratore, a norma dell’art. 18 della legge 20 maggio 1970 n. 300, deve riprendere servizio, dopo avere ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro, se intende evitare la risoluzione del rapporto - è stabilito nell’interesse del lavoratore in quanto, tenendo conto delle difficoltà che egli potrebbe incontrare qualora gli fosse stata imposta l’immediata ripresa del servizio, gli concede uno spatium deliberando sul comportamento da seguire (vedi, per tutte: Cass. 11 maggio 1982, n. 2952);
  2. ne consegue che la risoluzione del rapporto di lavoro, prevista dall’art. 18 della legge n. 300 del 1970 per l’ipotesi in cui il lavoratore illegittimamente licenziato non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dal ricevimento del corrispondente invito del datore di lavoro, presuppone l’accertamento - riservato al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità, se sostenuto da motivazione adeguata ed immune da vizi (ex plurimis:Cass. 11 luglio 1981, n. 4533) - della sufficiente specificità dell’invito predetto non essendo sufficiente la manifestazione di una generica disponibilità del datore di lavoro e dare esecuzione al provvedimento di reintegrazione (vedi, fra le tante: Cass. 24 marzo 1987, n. 2857; Cass. 20 febbraio 1988, n. 1826; molte altre conformi, anche Cass. 29 luglio 1998, n. 7448);
  3. in particolare è necessario, sia pur senza forme solenni, un invito concreto e specifico a rientrare in azienda (Cass. 20 ottobre 1987 n. 7733, 13 gennaio 1993 n. 314, 19 giugno 1993 n. 6837), nel luogo e nelle mansioni originarie (Cass. 29 maggio 1995 n. 5993) ovvero in altre, se ricorrano comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (Cass. 29 luglio 1998, n. 7448).

Cio’ premesso, si desume che la specificità del contenuto dell’invito datoriale si collega alla funzione del termine per la ripresa del servizio di cui all’art. 18 St. lav., rappresentata dal consentire al lavoratore di decidere con agio il comportamento da tenere, avendo ben presenti tutti gli elementi propri della posizione lavorativa offertagli, dato il suo diritto rientrare nel luogo e nelle mansioni originarie e di potere, eventualmente, essere adibito a mansioni diverse solo in caso di ricorrenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Nel caso di specie la Corte territoriale ha correttamente ritenuto il comportamento datoriale non conforme alla legge, in quanto non ha posto, nello specifico, il lavoratore in condizione di effettuare la propria scelta con cognizione di causa e, inoltre, ha del tutto ignorato la lettera del legale del lavoratore, che invece era da considerare come un elemento del tutto idoneo ad escludere qualsiasi comportamento inerte dell’interessato.

A tale ultimo riguardo deve essere ricordato che sempre gli Ermellini (sentenza 13 gennaio 1993, n. 314), hanno affermato che poiché l’art. 18 St. lav. non prevede alcuna particolare forma per la formulazione dell’invito datoriale a riprendere servizio, ai fini del decorso del termine ivi stabilito è da ritenere efficace anche un invito alla ripresa del lavoro rivolto all’interessato non personalmente dal datore di lavoro, ma per il tramite di un avvocato di questi, ancorché privo di mandato speciale.

Da questo principio si desume quanto segue: la richiesta dei dovuti (perché finalizzati a consentire al lavoratore il consapevole esercizio dei propri diritti) chiarimenti in ordine alla posizione lavorativa offerta in seguito ad un invito datoriale privo di specificità (quale è quello in oggetto) è da considerare efficace - al fine di escludere l’inerzia del lavoratore - anche se è effettuata dal legale del lavoratore stesso.

In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

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