17/01/2014 – Somministrazione e contingentamento

Contratti di somministrazione e contingentamento: quali conseguenze in caso di violazione?


 

Laddove il datore di lavoro utilizzi lavoratori in somministrazione in violazione della norma contrattuale sul contingente numerico da rispettare,... incorre in “frode alla legge”, come se egli avesse agito per eludere la norma sulla reintegrazione dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo.

La Corte di Cassazione affronta un caso in cui il datore di lavoro ha superato il limite numerico previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, relativamente al ricorso a rapporti di lavoro in somministrazione.

Detta norma, lo si ricorda, ha stabilito le condizioni di liceita’ del contratto di somministrazione e ha previsto altresì che "l’individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione a tempo determinato e’ affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente piu’ rappresentativi in conformita’ alla disciplina di cui al D. Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 10".

Dopo una ricognizione delle norme di cui al Decreto Biagi citato che si applicano al contratto di lavoro in somministrazione, gli Ermellini si dedicano al caso concreto e chiariscono quanto segue: l’incidenza della violazione non si riverbera, a titolo di conseguenza sanzionatoria, sull’assetto contrattuale, nel senso della modificazione soggettiva delle parti del rapporto e della sua conversione a tempo indeterminato, ma unicamente sul piano della disciplina applicabile in caso di recesso intimato a lavoratori diversi da quelli somministrati, che possono beneficiare della tutela reale ove il datore di lavoro abbia contravvenuto alla disposizione che fissa la soglia del requisito numerico nell’assunzione di lavoratori somministrati.

E ancora: la violazione della disposizione che impone il contingentamento, in rapporto ai limiti stabiliti dalla contrattazione collettiva (nello specifico di quello in numero di cinque lavoratori previsto dall’art. 17 c.c.n.l. per i dipendenti da aziende di gas ed acqua), non puo’ che determinare, pertanto, sul piano delle conseguenze, l’impossibilita’ di invocare, da parte di chi si pone in contrasto con la suddetta previsione di legge, le conseguenze espressamente previste in tema di (non) computo dei lavoratori somministrati ai fini dell’applicazione di normative di legge, tra cui anche quella in tema di tutela reale conseguente al recesso datoriale (v. nello stesso senso Cass. 15.7.2011 n. 15610, in motivazione).

Inoltre, a queste prime considerazioni, si osserva da parte della Corte che allorquando la somministrazione di lavoratore sia fraudolenta , questi debba essere necessariamente computato nell’organico dell’utilizzatore; e cio’ proprio allo scopo di evitare che la somministrazione irregolare raggiunga la sua illecita finalita’ (cosi’ la sentenza impugnata).

Sotto tale aspetto, pertanto, la motivazione con la quale si fa riferimento ai normali criteri di individuazione dei limiti dimensionali per il tipo di tutela applicabile in favore del lavoratore licenziato, precisandosi che la regola debba essere normalmente riferita ai lavoratori legati da rapporto di subordinazione senza considerare la riduzione del numero dei dipendenti in prossimita’ del licenziamento (anche tramite l’espediente del ricorso alle prestazioni compensative di lavoratori somministrati oltre i limiti massimi contrattuali), e’ aggiuntiva rispetto alle considerazioni gia’ svolte e quindi, anche se adottata al di la’ delle prospettazioni contenute in domanda, non incide sulla validita’ di quelle gia’ di per se’ da sole idonee a sorreggere la decisione. Peraltro, il ricorso fraudolento alla riduzione del numero dei dipendenti in prossimita’ del licenziamento viene richiamato in termini generali, per indicare come la condotta elusiva di norme inderogabili poste a tutela del lavoratore da parte del datore di lavoro comporti analoghe conseguenze in tema di riconoscimento del presidio della tutela reale in favore del primo.

Infine, ma non per questo meno importante, gli Ermellini osservano quanto segue con riguardo alla inconfigurabilita’ di un’ipotesi di frode alla legge sul rilievo che la stipulazione di contratti di somministrazione oltre il limite numerico sia stata preordinata a raggiungere un risultato immediato e lecito (esclusione del somministrato dal computo dei lavoratori come previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 22, comma 5): è palese che il ricorso alla tipologia del contratto di somministrazione è stato correttamente considerato dal giudice del gravame come utilizzato dalla societa’ in funzione del risultato, illecito, di eludere, attraverso l’abuso di strumento contrattuale e la distorsione della funzione ordinaria del mezzo contrattuale utilizzato, la disciplina in tema di tutela reale. Per di piu’, il ricorso allo strumento contrattuale utilizzato non era neanche consentito in presenza del superamento della soglia numerica dei lavoratori somministrati, sicche’, come sopra evidenziato, era sufficiente gia’ soltanto far valere l’irregolarita’ per farne conseguire l’inapplicabilita’ del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 22, comma 5, con impossibilita’ di escludere dal computo dei lavoratori in organico aziendale quelli somministrati, assunti in dispregio delle norme in tema di somministrazione di lavoro.

Alla stregua delle esposte considerazioni il ricorso va respinto.

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