Impresa in crisi? Omesso versamento delle ritenute senza dolo

Il Caso

Ad un contribuente, in qualità di amministratore unico di una srl, veniva contestato il reato di omesso versamento delle ritenute certificate, previsto e punito dall’art.... 10-bis, D.Lgs. n. 74/00.

In qualità di sostituto d’imposta, infatti, lo stesso aveva omesso di versare le ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti per un ammontare pari a circa 53.000 euro.

In primo grado, l’imputato veniva assolto per mancanza dell’elemento soggettivo del reato: infatti, lo stesso aveva omesso il versamento delle somme perché l’impresa si trovava in uno stato di difficoltà di finanziaria.

Pertanto, i giudici avevano ritenuto che l’omissione del versamento nel termine di legge non fosse riconducibile ad una condotta omissiva volontaria e consapevole.

La normativa

Si evidenzia brevemente che l’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000 punisce chiunque non versa, entro il termine previsto per la presentazione di dichiarazione annuale di sostituto d’imposta (in genere 30 settembre), ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti, per importi superiori a 50.000 euro per ciascun periodo di imposta.

Il legislatore, con la norma in questione, ha ritenuto di tutelare i tributi dovuti all’erario e trattenuti dal contribuente che, fin dall’origine, avevano un preciso vincolo di destinazione.

Per l’integrazione del reato, sotto il profilo soggettivo, risulta necessario e sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza dell’omesso versamento delle ritenute nel termine stabilito.

La decisione della Corte di Cassazione

Avverso la sentenza del Tribunale, il PM proponeva ricorso immediato per Cassazione, sostenendo che la crisi dell’impresa non potesse fungere da scriminante.

A conferma di tale assunto la pubblica accusa richiamava il principio, affermato dalla Suprema Corte, secondo cui il reato di omesso versamento delle ritenute è a dolo generico ed è integrato dalla scelta consapevole di omettere i versamenti dovuti, non rilevando la circostanza che l’agente tenuto al versamento si trovi in un momento di criticità e destini le risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20777, depositata il 22 maggio 2014, ha respinto il ricorso del Pm, confermando, così, l’assoluzione dell’imprenditore.

Secondo i Supremi giudici non vi è dubbio che, in relazione alla fattispecie di cui all’art. 10-bis, siamo di fronte ad un’ipotesi di dolo generico ma occorre considerare come, anche a fronte di una tale connotazione dell’elemento soggettivo del reato, il dolo non può essere ritenuto “in re ipsa” e, per il suo accertamento, non è possibile ricorrere, nel diritto penale, a presunzioni di dolo.

In sintesi, quindi, tale dolo, seppur generico, deve essere provato e ricostruito, secondo le circostanze del caso specifico, tenendo conto del contesto in cui si è esplicata la condotta illecita.

A tal proposito, la sentenza afferma che, nel reato di omesso versamento, il dolo può essere escluso qualora l’imputato dimostri, osservando oneri di allegazione e di prova rigorosi, che le difficoltà finanziarie non siano a lui imputabili e che le stesse non possano essere altrimenti fronteggiate con idonee misure, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale.

Nel caso di specie vi erano state tutte una serie di circostanze che avevano indotto il Tribunale a ritenere non provato il dolo dell’imputato: anzitutto il consulente tecnico della difesa aveva specificamente riferito sulle condizioni della società, la quale aveva chiuso l’esercizio 2007 con delle piccole perdite e che si trovava in sofferenza di liquidità per il ritardo del pagamento da parte di alcuni clienti; la società aveva cercato di onorare sempre tutti i debiti, anche erariali, tant’è che erano poi state versate una parte delle ritenute (ed intervenuta una rateizzazione per la restante).

Insomma, era stata provata proprio la situazione di difficoltà economica in cui l’impresa versava.

Da qui la conferma dell’assoluzione dell’imputato.

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