Contratti a termine: limitazioni numeriche

Con la nota 1° settembre 2014, n. 14974, il Ministero del lavoro fornisce chiarimenti circa la corretta applicazione dei limiti di carattere quantitativo alla stipula dei contratti a tempo determinato.

In particolare, rispondendo ad un quesito dell'Ance, spiega la diversa modalità di computo, al fine di rispettare la percentuale massima di lavoratori a tempo determinato, dei contratti di lavoro a tempo indeterminato nel caso in cui il datore di lavoro abbia iniziato la propria attività durante l'anno.

Sul punto il Ministero, con circolare n. 18/2014, ha già chiarito che il datore di lavoro, in assenza di una diversa disciplina contrattuale, è tenuto a verificare quanti rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato siano vigenti, per le attività iniziate durante l'anno, alla data di assunzione del primo lavoratore a termine.

Ciò significa che, in assenza di una disciplina contrattuale che regolamenti la fattispecie, le imprese in questione possono applicare tale criterio, pur in osservanza dei diversi limiti numerici individuati dal c.c.n.l.

Anche nel settore edile, ai fini dell'individuazione del numero dei contratti a tempo determinato stipulabili, pari al 25% dei lavoratori stabili come prevede il relativo c.c.n.l., devono essere considerati i lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell'assunzione del primo lavoratore a termine.

La disciplina contrattuale si applicherà integralmente a partire dall'anno successivo a quello di avvio della nuova realtà imprenditoriale.

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