La videosorveglianza post-Jobs Act

La videosorveglianza post-Jobs Act: dopo ben 45 anni di vigenza, l’articolo 4 viene ammodernato per fare sì che gli imprenditori siano più tutelati rispetto alla vecchia formulazione.


La procedura per l'istallazione ed utilizzo di impianti atti a videosorvegliare i lavoratori è regolata dallo Statuto dei Lavoratori (L. n. 300/70), più precisamente all’articolo 4, che spiega le modalità con cui i dipendenti possono essere videoripresi.

Analizzando la versione precedente l’intervento del Jobs-Act, è evidente come vi sia stato un cambio di rotta a favore della parte datoriale.

Se prima, infatti, il tono letterario della norma non lasciava spazio a diverse interpretazioni (il primo comma recitava “ E' vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.”), ora, con il Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151 (in SO n.53, relativo alla G.U. 23/09/2015, n.221), viene dopo 45 anni modificato lo stesso comma, concedendo al datore di lavoro la possibilità di utilizzo di impianti di videosorveglianza in determinate situazioni.

Precedentemente i sistemi di videosorveglianza potevano essere installati soltanto previo accordo con le RSA (oppure se non presenti era sufficiente un accordo con la commissione interna), con la possibilità di ricorrere all’esame in DTL in caso di mancato accordo con le stesse, che avrebbe negato o garantito l’approvazione all’installazione dei suddetti impianti di videosorveglianza.

La richiesta poteva essere effettuata solo per esigenze organizzative e produttive oppure per sicurezza del lavoro; il vero passo in avanti rispetto alla vecchia formulazione è l’inserimento, oltre alle 3 motivazioni di cui sopra, della protezione del patrimonio aziendale.

Se, quindi, la procedura risulta cambiata marginalmente (ora qualora non si raggiunga l’accordo con le RSU o RSA, è possibile stipulare un accordo con le associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale) la grande rivoluzione attiene alla possibilità di installare impianti di videosorveglianza per tutelare il patrimonio aziendale.
L’intento del legislatore è sicuramente quello di “codificare” un orientamento giurisprudenziale oramai pacifico, sperando probabilmente di eliminare di ricorsi ritorsivi di lavoratori che hanno cercato per tutti gli anni con lo strumento giudiziale di punire il datore di lavoro (si pensi solo alle importanti sanzioni per il datore di lavoro che avesse installato un impianto di videosorveglianza in completo spregio delle disposizioni di cui alla norma vigente prima della riforma del Jobs Act).
Prima: Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. … omissis…

videosorveglianza-2

Ora: gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. … omissis…

Oltre a ciò, il legislatore specifica alcuni casi in cui non è necessario l’accordo sindacale e l’autorizzazione ministeriale, ovverosia in caso di (1) strumenti necessari al lavoratore per rendere la prestazione lavorativa - come ad esempio strumenti GPS che possono rivelare la posizione del lavoratore – e (2) gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze – nel caso in cui sia presente una telecamera che controlli il corretto funzionamento ed uso dello stesso strumento di registrazione.

Infine il legislatore specifica che è necessario fornire tutte le informazioni riguardo all’effettuazione dei controlli nel rispetto di quanto previsto dal Codice della Privacy.

Avvocato Stabilito Giorgio Alessandro Donà - SDG & Partners

 

About the Author

giorgio-dona

Leave a Comment