Fumo passivo sul luogo di lavoro. A cosa si va incontro

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Come non ricordare la Cassazione  n. 23862/16?

Tale sentenza ha previsto  il licenziamento del dipendente che, senza curarsi della salute dei colleghi e del pericolo che crea all'azienda, si ostina a fumare, non curante addirittura dei richiami dei superiori gerarchici.

La legge n. 3/2003 che si occupa di tutelare la salute dei non fumatori sui luoghi di lavoro e nei luoghi pubblici, ha previsto l'estensione del divieto di fumo a tutti gli ambienti chiusi, pubblici e privati, compresi studi professionali, uffici, ristoranti, bar ed esercizi commerciali. Insomma si può fumare solo all'interno della propria abitazione ed in locali destinati esclusivamente ed esplicitamente ai fumatori.

Il decreto legislativo n. 6/2016, poi,  è andato oltre, regolamentando ogni aspetto (produzione, ingredienti, confezione, pubblicità, commercio) delle sempre maggiormente diffuse sigarette elettroniche. Fra le disposizioni del decreto, di sicuro interesse per la tutela del lavoratore, c'è quella che pone il divieto di fumo nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli Istituti di ricovero e cura di carattere scientifico. In buona sostanza non è più possibile fumare sui balconi, finanche nelle aree esterne dei reparti e questo a tutela della salute dei malati e del personale ospedaliero virtuoso.

Il decreto del 2016 inoltre,  vieta il fumo all'interno di automobili in cui siano presenti bambini e donne in stato di gravidanza.

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