Trasferta e trasfertismo quali differenze?

Trasferta e trasfertismo quali differenze?

La prassi amministrativa e la giurisprudenza di legittimità hanno fornito interpretazioni diverse sul trattamento fiscale e previdenziale da riconoscere agli emolumenti corrisposti ai lavoratori in trasferta. Degni di nota sono, di conseguenza, due recenti interventi che vanno nell’apprezzata direzione di fare finalmente chiarezza sulla trasferta e sulla differenza rispetto al trasfertismo.

Per diversi anni la prassi amministrativa e la giurisprudenza di legittimità hanno fornito interpretazioni diverse e talora contrastanti sul trattamento fiscale e previdenziale da riconoscere agli emolumenti corrisposti ai lavoratori che, in ragione delle esigenze del proprio datore di lavoro, si recano in trasferta. Per ricomporre questa verbosa frattura, si registrano due recenti interventi che vanno nell’apprezzata direzione di fare finalmente chiarezza sul punto.

Ma per un sistematico e razionale inquadramento del fenomeno occorre muovere dalla più generale classificazione delle differenti modalità di svolgimento della prestazione lavorativa in luoghi diversi dalla sede aziendale.

Quadro normativo

Nel nostro ordinamento non esiste una definizione legale dell’istituto della trasferta; si rinviene, tuttavia, una regolamentazione fiscale della stessa nell’art. 51, comma 5, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) che afferisce al trattamento fiscale delle indennità e dei rimborsi per le trasferte (indennizzo analitico, forfettario o misto). A livello pratico la trasferta si concretizza in uno “spostamento” provvisorio e temporaneo del lavoratore (nell'interesse e su disposizione unilaterale del datore di lavoro) in un luogo di lavoro differente da quello in cui espleta abitualmente l’attività lavorativa, cui rimane, tuttavia, funzionalmente collegato.

Il comma 6 dell’art. 51 dello stesso TUIR fornisce, invece, la definizione di “trasfertista” precisando che “Le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all'espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità (…), concorrono a formare il reddito nella misura del 50% del loro ammontare.” (es. lavoratori delle imprese edili, funzionari commerciali, installatori e manutentori d’impianti, autisti di linea extraurbana).

La distinzione tra le due fattispecie in esame risulta di particolare rilievo per quanto riguarda l’applicazione, alle indennità corrisposte, del corretto inquadramento tanto sotto il profilo fiscale quanto sotto quello previdenziale. Si rammenta, difatti, che in ragione del principio di «armonizzazione delle basi imponibili fiscali e contributive» previsto dall'art. 6 del D.Lgs. n. 314/1997, il criterio di assoggettamento al trattamento fiscale assume valenza anche per quanto concerne l’applicazione del regime previdenziale.

Più in particolare le somme corrisposte dal datore di lavoro a titolo di “trasferta” godono di un trattamento di miglior favore in quanto non rivestono natura reddituale e non sono conseguentemente assoggettate (nei limiti e secondo le modalità previste dal comma 5, dell’art. 51) a prelievo fiscale e previdenziale. Le indennità e le maggiorazioni corrisposte ai “trasfertisti”, invece, sono imponibili nella misura del 50% del relativo importo.

Interpretazione autentica della norma

Per tacitare la diatriba su quali debbano essere le condizioni necessarie per riconoscere al lavoratore lo status di trasfertista, è dovuto intervenire il Legislatore con una norma di interpretazione autentica (quindi, con efficacia retroattiva) contenuta nell’art. 7-quinquies, del D.L. 193/2016 conv. in Legge n. 225 del 01/12/2016 secondo cui rientrano nella disciplina dei trasfertisti di cui all‘art. 51, comma 6, del TUIR i lavoratori per i quali sussistono contestualmente le seguenti condizioni:

- Nel contratto o nella lettera di assunzione non deve essere indicato, una sede di lavoro

- Si deve trattare di un'attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente

- Va corrisposta al dipendente, in relazione allo svolgimento dell'attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, un'indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, che gli va riconosciuta a prescindere dal fatto che il dipendente si rechi (o meno) in trasferta e dove la stessa si sia eventualmente svolta.

In mancanza anche di uno soltanto dei requisiti di cui sopra al lavoratore va riconosciuto, sempreché ne ricorrano le condizioni, il trattamento previsto per le indennità di trasferta di cui all’art. 51 comma 5, del TUIR.

Quando la vicenda sembrava definitivamente appianata, prontamente interveniva invece la Sezione lavoro della Corte di Cassazione che, con buona pace della certezza del diritto, per mezzo dell’Ordinanza n. 9731 del 18/04/2017 chiedeva un intervento chiarificatore da parte delle Sezioni Unite della Suprema Corte. Nell’ambito di un giudizio di legittimità la Sezione lavoro, difatti, revocava in dubbio l’efficacia retroattiva della norma interpretativa affermando che la stessa non si limita a chiarire il significato dell’art. 51, comma 6 del TUIR ma sembra, piuttosto, avere una portata innovativa in quanto pone l’indispensabile requisito dell’indennità da riconoscere in “misura fissa” in origine non previsto (il testo normativo difatti recita “anche se corrisposte con carattere di continuità”) e non può che disporre quindi, soltanto per l’avvenire e non anche per il passato.

Dando seguito all’Ordinanza così presentata gli Ermellini, con sentenza n. 27093 del 24/10/2017, dopo aver ripercorso i vari orientamenti stratificatisi nel corso degli anni, hanno affermato che la disposizione interpretativa contenuta nell’art. 7-quinquies può legittimamente riverberare i propri effetti anche relativamente alle indennità eventualmente elargite prima dell’entrata in vigore della Legge n. 225/2016.

Conseguentemente la questione interpretativa può considerarsi chiusa.

Infedele registrazione dei dati sul libro unico del lavoro

Nel caso in cui il datore di lavoro, contravvenendo alle disposizioni sopra indicate, registri sul LUL in maniera non corretta le voci relative alla trasferta (o al trasfertismo), oltre ai previsti recuperi contributivi, rischia di incorrere anche nella violazione della “infedele registrazione” punita dall’art. 39, comma 7 del D.L. 112/2008. E’ quanto afferma il Ministero del lavoro per mezzo della nota n. 11885 del 14/06/2016 per mezzo della quale ha fornito al personale ispettivo alcune utili indicazioni di carattere operativo in merito alla corretta individuazione della fattispecie illecita. Richiamando, difatti, le modifiche introdotte dall’art. 22 del decreto attuativo del Jobs Act (D.Lgs. n. 151/2015), il MLPS ha ribadito quanto peraltro aveva già più volte affermato in passato, vale a dire che l’infedele registrazione dei dati registrati sul LUL può essere contestata esclusivamente in presenza di difformità tra i dati registrati e il quantum della prestazione lavorativa resa o l’effettiva retribuzione o compenso corrisposti e sempreché dall'infedele registrazione derivino comunque degli effetti sotto il profilo retributivo, previdenziale o fiscale (eventuali irregolarità di natura meramente formale non potranno, quindi, essere in alcun modo sanzionate).

Con specifico riguardo alla non conforme registrazione della voce “trasferta”, la DGAI ha precisato che la sanzione de quo andrà applicata tutte le volte che il personale ispettivo accerti una difformità tra la realtà fattuale e quanto registrato sul LUL, vale a dire:

- In presenza di una indennità registrata nel LUL riconducibile a trasferta in realtà mai effettuata, emolumenti che vengono dunque corrisposti per occultare retribuzioni erogate ad altro titolo e con finalità presumibilmente elusive (es. registrazione sotto la voce “trasferta Italia” di compensi relativi ad ore di lavoro straordinario svolte);

- Registrazione, sotto la voce trasferta, di emolumenti corrisposti per compensare le prestazioni lavorative in realtà svolte dai trasfertisti per i quali è previsto, come detto, un regime contributivo di minor favore.

Come detto in questi casi, oltre all’applicazione della prevista sanzione amministrativa (da un minimo di 150 euro, fino ad un massimo di 6.000 euro, importo che verrà concretamente commisurato in base al numero di lavoratori coinvolti o in relazione alla durata della condotta illecita), gli emolumenti verranno inoltre assoggettati al recupero contributivo tanto previdenziale quanto fiscale.

Si segnala al riguardo che l’INPS, col messaggio n. 2682 del 16 giugno 2016, si è uniformato alle posizioni assunte dal Ministero del lavoro con la suddetta nota invitando, conseguentemente, il proprio personale ispettivo (dall’1/1/2017 confluito nell’INL) a svolgere i relativi accertamenti secondo le modalità operative sopra indicate.

Concludiamo specificando che, in caso di trasferta, le somme corrisposte hanno carattere restitutorio, in quanto volte a compensare il lavoratore per il disagio derivante dal temporaneo svolgimento della prestazione lavorativa presso una sede diversa dal luogo di lavoro (Cass.n.27826 del 30-12-2009).

Mentre per i lavoratori trasfertisti, le somme erogate hanno natura retributiva, essendo legate al peculiare atteggiarsi della prestazione lavorativa (Cass.n.5289 del 06-03-2014).

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