Decreto Dignità: indennità di ingiustificato licenziamento

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Decreto Dignità: quale indennità in caso " licenziamento illegittimo"

Con l’art. 3 il Decreto Dignità interviene sulla indennità prevista dal comma 1 dell’art. 3 del D.L.vo n. 23/2015 rivedendo, al rialzo, il risarcimento in caso di licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo, soggettivo o giusta causa riferibile ai lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015, data “spartiacque” anche riguardo alla applicazione delle tutele previste dall’art. 18 della legge n. 300/1970.

Prima di entrare nel merito della novità introdotta e dei riflessi correlati, è opportuno sottolineare come con il Decreto non vengano “toccati” gli elementi basilari introdotti con la riforma del 2015:

  1. l’indennità risarcitoria in presenza di un licenziamento illegittimo dovuto a giusta causa, giustificato motivo oggettivo o soggettivo: la reintegra nel posto di lavoro continua ad avvenire soltanto a fronte di un recesso di natura disciplinare ove il fatto materiale non sussiste e nei casi, assolutamente gravi con violazioni di legge o, per i portatori di handicap, ove non sussiste la motivazione alla base del licenziamento;
  2. il compito del giudice nella definizione dell’ammontare dell’indennità risarcitoria continua a non esserci in quanto lo stesso resta correlato all’anzianità aziendale:

Affermava la vecchia norma che nelle ipotesi in cui si riscontri che non ricorrono gli estremi del licenziamento (cosa che comporta una valutazione da parte del giudice di merito) per giustificato motivo oggettivo (ad esempio, mancata soppressione del posto di lavoro, mancato repechage e la questione è da valutare anche alla luce del nuovo art. 2103 c.c., come sostituito dall’art. 3 del D.L.vo n. 81/2015 ecc.) , o per mancato motivo soggettivo anche di natura disciplinare (notevole inadempimento nella prestazione lavorativa) o giusta causa (quella che non consente la continuazione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro), il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità, non assoggettata ad alcuna contribuzione, pari a due mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità.

Ora, secondo la nuova previsione, l’indennità, che ha natura risarcitoria, non può essere inferiore a sei mensilità e non superiore a trentasei mensilità calcolate sull’ultima retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR: per il calcolo e la misura dell’indennità per frazioni di anno occorre riferirsi alla previsione contenuta nell’art. 8. Vale la pena di sottolineare come il tetto massimo, applicandosi la disposizione a tutti coloro che sono stati assunti a partire dal 7 maggio 2015, si raggiungerà, per i più anziani, nel 2033.

Tale disposizione va, necessariamente, correlata anche con l’art. 9 del D.L.vo n. 23/2015 ove si afferma per i datori di lavoro che non raggiungano i limiti dimensionali previsti dai commi 8 e 9 dell’art. 18 della legge n. 300/1970 e quelli non imprenditori che svolgono, senza fine di lucro, attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione o di religione o di culto, gli importi previsti dall’art. 3, comma 1 (che ora sono due mensilità all’anno partendo da una base di sei) sono dimezzati (quindi, una mensilità all’anno partendo da una base di tre) ma, il tetto massimo, evidenziato esplicitamente all’art. 9 che non è stato ritoccato, continua ad essere pari a sei mensilità.

Nulla è cambiato per l’offerta conciliativa ad accettazione del licenziamento ex art. 6 del D.L.vo n. 23/2015, ove i valori delle somme, esenti da IRPEF, correlati all’anzianità aziendale, sono rimasti uguali: una mensilità all’anno partendo da una base di due, fino ad un massimo di diciotto. Tali valori sono ridotti alla metà per i datori di lavoro individuati all’art. 9 ai quali si è fatto cenno poc’anzi, con un tetto massimo fissato a sei mensilità.

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