Conseguenze sanzionatorie per il datore di lavoro in caso di inosservanza delle misure di contenimento del virus

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Originariamente il Governo, con il d.l. n. 6, del 23 febbraio, aveva introdotto una specifica figura di reato contravvenzionale per sanzionare la violazione delle misure di contenimento del contagio progressivamente introdotte con i diversi DPCM poi emanati nelle settimane successive, misure tra le quali sono ricomprese anche quelle finalizzate a impedire la diffusione del contagio negli ambienti di lavoro, che era punita con le sanzioni previste dall’art. 650 c.p. (arresto fino a tre mesi o ammenda fino a 206 euro).

Con il d.l. n. 19, pubblicato in data 25 marzo, il Governo ha sostituito la contravvenzione di cui sopra con la sanzione amministrativa da 400 a 3000 euro, alla quale ha affiancato la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni, da applicarsi anche nei casi di mancato rispetto dei provvedimenti di limitazione o sospensione dell’attività di impresa o, per le attività autorizzate a proseguire, di mancata attuazione di misure di sicurezza anti-contagio, quali il mantenimento della distanza interpersonale o, ove ciò non sia possibile, l’adozione di adeguati strumenti di protezione.

Alla luce del provvedimento da ultimo pubblicato, dunque, la violazione delle misure di contenimento, seppur non costituisca più un illecito penale, comporta l’applicazione di sanzioni che, a dispetto della natura amministrativa, appaiono ben più incisive delle precedenti, soprattutto con riguardo alla possibilità per l’azienda di vedersi sospesa l’attività fino a 30 giorni.

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