In ambito di licenziamento disciplinare, le chat di WhatsApp e gli screenshot delle conversazioni fanno prova dei fatti rappresentati se la controparte non ne disconosce la conformità. Lo stabilisce il Tribunale di Modena con la sentenza n. 56 del 9 gennaio 2026.
Il disconoscimento non può essere generico o basarsi su ipotesi astratte, tra cui presunte manipolazioni attraverso l’intelligenza artificiale. Deve infatti indicare difformità rispetto all’originale o fornire elementi indiziari di falsità o alterazione.



